" Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente, come perfettamente sono conosciuto. Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità" ( S. Paolo, 1° lettera ai Corinzi 13,1 )

mercoledì 21 aprile 2010

Lavoro e disabili nella periferia romana


Tra le molte vicende sulla ricerca del lavoro per i disabili, che mi è capitato di incontrare in questi anni, questa di Torbellamonaca mi pare una tra le più esemplari. La sintetizza bene sia il video-denuncia, raccolto dall' emittente locale Roma Uno il 7 aprile 2010, sia il blog in cui viene raccontata con semplicità e intelligenza da un gruppo di disabili adulti.
Siamo nella periferia est di Roma, a piazza Castano, quartiere di Tor Bella Monaca. Le testimonianze segnalano le conseguenze del mancato rinnovo di una convenzione per la manutenzione del verde alla cooperativa sociale Cis, nata nell’ambito delle attività del Centro diurno handicap dell’VIII Municipio.

Aprire un blog per esprimersi

Il servizio televisivo e le parole dei giovani, riportate sul loro blog - RaSTA- il lato "b" dell' informazione-, mettono
in luce anche il degrado in cui ormai versa una delle poche opere realizzate nel quartiere negli ultimi dieci anni. Nata nel 1999 nell’ambito del progetto “Cento Piazze”, Piazza Castano è tornata ad essere una discarica a cielo aperto.
Con l' aiuto degli operatori del Cis, questi giovani si sono impegnati in varie forme per mantenere una vita sociale: attività teatrali, visite guidate, ricerche e gestione di un blog su Internet.Il lavoro di manutenzione della piazza forniva loro una prospettiva di impegno concreto ed era necessario ad un quartiere con enormi problemi. I continui tagli alle spese sociali hanno fermato anche questa' esperienza.
Sosteniamo la loro battaglia per il lavoro, facciamo conoscere questa vicenda ove possiamo.

Per saperne di più
http://bibliotecacis.blogspot.com/

domenica 18 aprile 2010

Nei prossimi mesi la disoccupazione aumenterà

Da quasi dieci anni mi sto occupando di lavoro da un 'ottica particolare, che aiuta a capire la drammaticità dell' argomento per milioni di persone: il lavoro per i disabili, in una città come Roma, senza fabbriche, a prevalenza impiegatizia. Le statistiche ci dicono un dato: sono più di centomila i disabili fisici e psichici in grado di lavorare. Il mercato ne riesce ad assorbire un po più di trentamila (cito numeri a memoria, ma più o meno ci siamo): in particolare nel nord- Italia.
Non è poco, ovviamente, ma il dato drammatico in alcune grandi città - e Roma e tra quelle- è l' estrema farraginosità delle procedure. Il privato ne assorbe abbastanza pochi, e solo in alcune realtà (come, ad esempio, i supermercati).
Malgrado una buona legge e l' impegno di molte associzioni, l' assorbimento negli enti pubblici è reso difficoltoso da incrostazioni burocratiche e resistenze di diversa origine. Tra queste, ce n'è una che vogliò approfondire ancora.
Al fondo della mentalità di tanti, c'è un sostanziale rifiuto della condizione dei disabili. La loro condizione ci obbliga sempre a pensare, a scegliere un atteggiamento più etico verso gli altri. E questo, in un' epoca di conformismo di massa. non ci piace.
Non a caso nelle nostre strade c'è chi adopera parole come " handicappato" o " minorato" come un insulto e giovani senza cervello e cuore sbeffeggiano i disabili nelle scuole superiori. L' handicap sollecita le nostre paure, e ci costringe a pensare a un dato che Giuseppe Pontiggia ricordava : prima o poi, disabili lo diventeremo tutti. Qui una battaglia culturale è indispensabile. Ne riparleremo..

Per saperne di più:

http://www.superabile.it/web/it/Home/


La Bce lancia l'allarme: nei prossimi mesi la disoccupazione aumenterà


La Banca centrale europea mette in guardia da possibili «ulteriori aumenti della disoccupazione nell`area dell`euro». Sui prossimi mesi «sono probabili», avverte l'istituzione monetaria nel suo ultimo bollettino mensile, «seppure a un ritmo minore rispetto a quello osservato e atteso nel 2009».
Dopo «una temporanea stabilità al volgere dell'anno, il tasso di disoccupazione nell'area dell'euro è salito in febbraio al 10 per cento, dal 9,9 in ognuno dei tre mesi precedenti, attestandosi al livello più elevato dall'agosto 1998 - si legge -. In prospettiva, gli indicatori delle indagini sono migliorati dai loro minimi, ma suggeriscono tuttora che ulteriori aumenti della disoccupazione nell`area dell`euro sono probabili nei prossimi mesi».
«I dati recenti hanno confermato che le condizioni nei mercati del lavoro dell'area dell'euro si sono deteriorate ulteriormente - prosegue la Bce - in quanto la dinamica dell'occupazione spesso risponde in ritardo alle oscillazioni del ciclo economico». Questo deterioramento è stato meno pronunciato rispetto ai trimestri precedenti, quando il calo degli occupati era stato nettamente più elevato«. Guardando ai vari settori di attività, l'industria si conferma il comparto che ha contribuito maggiormente al calo dell'occupazione aggregata nell'ultimo trimestre del 2009, in calo anche il lavoro nelle costruzioni, si legge, mentre nei servizi è complessivamente variata di poco. Tuttavia il dato generale del terziario contiene andamenti a volte molto differenziati tra le sue componenti. Ad esempio l'occupazione nel commercio e nei trasporti dell'area euro alla fine dell'anno »è diminuita di nuovo in misura consistente«.
In più, in un riquadro analitico sulle generali prospettive di ripresa dei vari settori dell'economia, guardati nella chiave dei precedenti storici, la Bce rileva che sono i servizi a rappresentare il fattore di debolezza alla base del recupero a rilento dell'Unione monetaria. »Mentre solo l'attività industriale ha finora segnato un recupero più rapido delle riprese precedenti e l'attività nel settore delle costruzioni ha continuato a contrarsi in una maniera relativamente simile alla ripresa successiva alla recessione del 1992-1993, la quasi stagnazione del valore aggiunto nel settore dei servizi - si legge - dimostra di essere la principale fonte di debolezza relativa dell'attuale incremento del Pil in una prospettiva storica«.


da L' Unità, 15 aprile 2010

giovedì 8 aprile 2010

Le mille ambiguità del miracolo

Christine, una donna giovane e bella, condannata da anni a vivere su una sedia a rotelle, decide di andare a Lourdes seguendo uno di quei viaggi della speranza su cui si concentrano i bisogni di tanti malati e si esercita spesso un' imbarazzante retorica. Nel suo Lourdes ( 2009) la regista Jessica Hausner ce la descrive con pochi tratti: silenziosa, segnata dalla sua infermità e non particolarmente credente.
Alla fine di un viaggio, che scandisce alcune tappe di un itinerario obbligato (attese, visite alla grotta, immersioni nelle vasche di acqua benedetta, diagnosi mediche ecc.), la sua fiducia nel miracolo sembra misteriosamente essere ripagata. Diciamo “ sembra ” perche la conclusione del film ci lascia nel dubbio.
La Hausner ha voluto giustamente evitare ogni tentazione apologetica, dando a tutta la narrazione un tono oggettivo, che sottrae effetti eccessivi e adopera invece l' arma dell' ironia o magari del sarcasmo. Gli accompagnatori, i medici e gli stessi sacerdoti sono individui abbastanza mediocri. Hanno tra loro dialoghi grotteschi - su cui il film gioca senza mai calcare troppo la mano.

Perchè toccato proprio a me?

Esemplari sono le discussioni teologiche che occupano vari momenti del racconto. “ Perchè è toccato a lei e non è a me?”: così ripetono più volte alcuni malati rivelando egoismi inconsueti in un luogo che dovrebbe esaltare la spiritualità
C' è da dire che questo tono sospeso tra ironia e distacco assicura al film un fascino inconsueto, aperto a due possibili esiti. Chi è disponibile al mistero e alla religiosità, rimane colpito dalle lunghe file di corpi e di volti in attesa, animati da una fede intensa e misteriosa. Chi non può accettare l' idea del miracolo, esce riconfermato dalle notazioni ironiche dellla regista sugli aspetti commerciali e pagani del viaggio a Lourdes.
Nell' insieme, il film si segnala per la severità ascetica della narrazione e la sensibilita dello sguardo: i protagonisti di questo viaggio non sono icone retoriche, ma tipi umani, vittime di patetiche mediocrità. Malgrado la bravura della regista (e degli attori), si rimane con un rimpianto. Il film ci dice molto sui vari modi con consumiamo il miracolo, sulle ipocrisie dei medici e dei malati, sulle diverse facce della speranza.
Ma ancora una volta il corpo ferito, la disabilità umana non viene descritta nella naturalità della sua esistenza, come condizione quotidiana di tutti. Di questi malati sappiamo alla fine abbastanza poco e li ricordiamo piuttosto come modelli di comportamenti egoistici.
Del resto al cinema la disabilità del corpo è sempre stata difficile da raccontare con vera sincerità umana; si cade facilmente nel sentimentalismo e nella metafora scontata. Se ci rivolgiamo ai classici, pochi registi ci sono riusciti. Due esempi, tra i pochi: Freaks di Tod Browing agli albori del sonoro, nel 1932, e The elephant man (1979) di David Lynch. In entrambi la disabilità non è ridotta a immagine doloristica, ma diventa un punto di vista altro che aiuta a capire la crudeltà degli uomini normali.

mercoledì 7 aprile 2010

Riflessioni notturne. Cercate buoni esempi, non solo teorie

Mai come in queste settimane post- elettorali mi è apparso lancinante l' aforisma di Nietzsche: " Il guerriero in tempo di pace fa guerra a se stesso". Vedo aggirarsi volti smarriti, che sfogano le proprio fragilità l' uno contro l' altro, addolorati, segnati dai " rancori irrazionali", di cui parla Francesco Guccini in una vecchia canzone dei nostri anni giovanili, da personalismi e fantasmi della vita privata che erano stati sepolti con troppa fretta.
Tra convulsioni dolorose, che oggi diventano ormai patetiche o peggio, stiamo consumando da vent' anni (!!!) gli ultimi esiti di una stagione, quella del comunismo italiano, che tra gli anni trenta e gli anni sessanta - settanta, stata nobile e alta. Tra mille contraddizioni, quella tradizione, insieme ad altre (quella cattolica democratica, innanzi tutto), aveva contribuito a civilizzare questo paese.
Dopo è andata lentamente decomponendosi. Ne sono emersi gli elementi negativi, come accade sempre nelle epoche di grande trasformazione: l' etica machiavellica e la doppia morale soprattutto. Privati della giustificazione ideologica, i comportamenti pubblici di troppi hanno prodotto disastri morali prima che politici.
Non se ne doveva uscire con un ripudio inconcludente e generico, ma con una riflessione critica, con la ripresa di tutta la tradzione profonda del movimento operaio che si è battuto nel '900 contro l' ingiustizia in Europa e ha prodotto le conquiste dello stato sociale : il socialismo, il pensiero democratico radicale, l' ambientalismo, ecc.
Nel frattempo, tutto il mondo è mutato alla radice. Le parole le conosciamo tutti e le ripetiamo ogni volta, sempre bravissimi a teorizzare: globalizzazione economica, società multiculturale, povertà, nuovi problemi dell' etica, collasso ambientale, guerra. La destra ha colto questo vuoto, facendo il suo gioco con il populismo e la rozzezza brutale che la rendono capace di fiutare ove tira il vento. Il risultato è questo regime mediatico che mescola egoismo di massa e innovazioni autoritarie.
Per ora l' orizzonte politico sembra chiuso, anche se si intravvedono nel sociale segnali sempre più forti di un disagio informe, senza prospettive. In periodi come questi, non c'è che una soluzione: il lavoro di ricerca culturale e l'impegno sociale ai margini del sistema, dove si può e come si può, senza nessuna cinture ideologica.
Basta passeggiare per le nostre strade e si può vedere nitidamente una quantità spaventosa di dolore muto, che nessuno raccoglie. Anziani abbandonati, immigrati poveri che mendicano. Per non parlare dei giovani delle ultime due generazioni, senza più punti di riferimenti educativi ed etici. Ma bisogna comunque avere speranza.
La storia antica del socialismo e della semplice fraternità umana ce lo ricorda bene. Altri fratelli più giovani verrano comunque, con indignazioni più concrete, capaci di costruire nuovi legami. Come ama ripetere Goffredo Fofi, non abbiamo bisogno di troppa teoria, ma di buoni esempi. E, come sempre, " le domande sono sempre più importanti delle risposte".
PS. Ho messo in testa a questo testo un libro semplice ed esemplare, edito dalle edizioni dell' Asino. Una bibliografia di libri indispensabili da leggere a vent' anni in tutti i campi, dalla politica alla società al cinema. Mi pare una bella indicazione di lavoro.

lunedì 29 marzo 2010

Morire di lavoro: la colpa è di chi cade



Una sera alla Libreria Rinascita a Roma

Diviso tra le pressioni di un città ormai impazzita e le speranze di una vita più lenta e riflessiva, gli ultimi mesi in ufficio prima della pensione sono i più nevrotici ed inutili. Per questo, accetto con maggior piacere - in questi mesi- gli inviti degli amici per la sera. Quelli in libreria sono sempre i migliori: si fanno incontri stimolanti, si viaggia un poco con la mente.
Ieri sera alla Libreria Rinascita di Largo Agosta a Roma mi è capitato di fare uno di quegli incontri che rimangono a lungo nella memoria. Le presentazioni in questo spazio della prima periferia romana, quella dei quartieri storici, si svolgono sempre in un clima gradevole, tra la confusione di libri e giornali e i rumori del bar. Qui mi è capitato di assistere alla presentazione di un libro di Fabrizio Ricci su un tema tragico e fondamentale per la qualità della nostra vita civile: le morti sul lavoro.

Morire di lavoro


“ Se la colpa è di chi muore” ( Castelvecchi, 2010, p. 192) è la prima controinchiesta dedicata alla strage della Umbria Olii in cui morirono quattro lavoratori per l’esplosione di un silos. Alla tragedia si è aggiunto dopo l’ elemento grottesco di una vicenda giudiziaria: alle famiglie dei morti è stato chiesto un risarcimento di 35 milioni di euro.
Nel volume, questo giovane giornalista, che dal 2007 è responsabile dell’ ufficio stampa regionale della Cgil Umbria, ricostruisce le drammatiche sequenze dell’incidente e gli avvenimenti che ne sono seguiti.Il dibattito ha documentato bene quale sia la realtà delle tragedie che l’ incuria criminale e la smania di profitto ad ogni costo producono: milletrecento morti l’ anno, all’ incirca, nell’ indifferenza generale e nella diffusione generalizzata di un mercato del lavoro precario e senza garanzie.
Contro il rischio di questa assuefazione, Fabrizio Ricci scrive pagine rigorose e ben documentate, animate da una forte passione civile: “.. Lentamente, a partire dal rogo della Umbria Olii e poi in maniera ancora più forte dopo la tragedia della Thyssen, si era andata formando nel Paese una tensione morale nuova, quasi un risveglio collettivo di fronte a una piaga presente da sempre, ma che a un certo punto era sembrata di colpo qualcosa di non più tollerabile nel terzo millennio e in un Paese che continua a considerarsi tra i più avanzati al mondo. La spinta di una nascente coscienza collettiva sembrava forte, quasi irresistibile. Finalmente qualcosa sarebbe cambiato, il trend invertito, la vergogna interrotta. Non è facile dire quanto sia rimasto di questo slancio oggi. Certo è che l'attenzione dei media (dei grandi media) è progressivamente venuta meno. Il processo Thyssen è uscito di scena, confinato nelle pagine locali di qualche quotidiano. Le altre tragedie recenti, sono prima sfumate e poi scomparse.”


Ridare un volto alle persone morte


Insieme al libro, il comitato contro le morti sul lavoro di Roma ha presentato la mostra fotografica "Non numeri, ma persone" dell'Associazione per la sicurezza nazionale "Ruggero Toffolutti" di Piombino. Questa mostra vuole ridare un volto, un nome e un cognome a chi tutti i giorni muore perché vittima dello sfruttamento e di chi fa della sicurezza sul lavoro solo uno slogan propagandistico. Accompagnata anche da un'installazione a cura di Eraldo Ridi, la mostra è composta da fotografie, scelte dai familiari delle vittime sul lavoro durante la loro vita quotidiana. Si tratta di 28 foto che non danno un volto a tutte le persone morte ma che vuole comunque essere un primo passo per cominciare ad urlare che i lavoratori non vogliono rientrare in nessuna statistica né tanto meno essere sacrificati per superare la crisi.
Libri e iniziative come questa ci aiutano a non dimenticare, a tenere viva l’ attenzione. Mi interesso da dieci anni di disabilità e mi preme aggiungere una notazione personale all’ analisi del bel libro di Ricci. Accanto alla conta tragica dei morti , ce n’ è un ‘altra: quella di chi rimane vivo, ma colpito in una parte del corpo, e nello spirito ( con la depressione e il disagio psichico). Migliaia di vittime ogni anno, diverse per condizione, tutte unite da un comune destino: un modo di lavorare ostile all’ uomo e ai suoi bisogni.

Per saperne di più

http://www.ruggero-toffolutti.org/

http://www.rassegna.it/articoli/2010/01/20/57221/umbria-olii-se-la-colpa-e-di-chi-muore
http://www.castelvecchieditore.com/

domenica 28 marzo 2010

Poesia e teatro a Roma

Ho molti motivi per segnalare questo spettacolo della compagnia Yaaled, che si svolgerà a Roma Venerdi 16 Aprile 2010 presso lo Spazio Morgana a Largo dei Fiorentini ( ore 18.00 ). Conosco Alessandro, Marcella e gli altri per l' impegno sociale, l' allegria e il calore umano che mettono nella loro ricerca teatrale.
Lo spettacolo su Pasolini che hanno portato in giro in molti spazi della nostra città evocava un rapporto emozionante tra la poesia e i quartieri di Roma.
Ma la ragione fondamentale della mia sollecitazione a conoscere questi attori formidabili è un' altra: i componenti della Yaaled mettono in gioco nel lavoro una passione rigorosa per l' approfondimento, per la sperimentazione di nuovi territori della cultura.
Edward Stachura, ad esempio, é uno dei massimi esponenti della poesia polacca della seconda metà del ‘900.Nato in Francia da una famiglia di emigrati sin da adolescente sognava di diventare un poeta importante proprio nella lingua dei genitori. Si trasferì giovanissimo nella terra d’origine per permearsi della lingua nella quale desiderava esprimersi, dopo di che viaggiò moltissimo, con soggiorni all’estero a volte anche molto lunghi (Messico in particolare).
A un certo punto della sua ‘carriera’ pensò che la canzone poteva fungere da veicolo privilegiato rispetto ai contenuti della sua poesia. Siamo nell’epoca di Bob Dylan, che egli infatti in parte ricorda, anche come figura di “poeta on the road”, e Stachura inizia a comporre canzoni ‘strimpellando’ la chitarra. Testi sempre molto interessanti e pieni di vita (le canzoni sono molto più autobiografiche delle poesie) e melodie toccanti e a volte sorprendentemente efficaci.

Dalla rivista Bollettario, coordinata da Nadia Cavalera, traggo questo esempio :
L' uomo per l' uomo

L'uomo per l'uomo è lupo
L'uomo per l'uomo è capestro
Ma tu non lasciarti abbattere
Ma tu non lasciarti impigliare
L'uomo per l'uomo è spada
L'uomo per l'uomo è tradimento
Ma tu non lasciarti annientare
Ma tu non lasciarti tradire
L'uomo per l'uomo è puma
L'uomo per l'uomo è peste
Ma tu non cedere al puma
Ma tu non cedere alla peste
L'uomo per l'uomo è piede di porco
L'uomo per l'uomo è tuono
Ma tu non lasciarti intontire
Ma tu non lasciarti stritolare
L'uomo per l'uomo è lupo
Ma tu non lasciarti sconfiggere
L'uomo per l'uomo è l'altro
Con l'altro puoi rimarginarti