Ecco qualche impressione emotiva dopo alcuni incontri natalizi, in cui erano presenti giovani e anziani. I sentimenti dominanti sono paura e incertezza verso il futuro. Tutti sono arrabbiatissimi per i provvedimenti economici del governo, ma si respira al contempo un forte disorientamento e una divergenza di valutazioni, dimostrata anche dal fatto che una percentuale soprendentemente alta di italiani - circa il 57 per cento - concede fiducia nei sondaggi alla figura di Monti, anche se molto meno alle pesanti misure fiscali del governo.
Mi sono chiesto qual' è l' origine di queste ambiguità di giudizio e della sensazione prevalente di scoraggiata attesa. Credo che le ragioni siano due. Innanzi tutto si percepisce che vi è una componente internazionale della crisi, non solo europea, ma mondiale, su cui l' Italia ha scarso controllo e un basso potere di influenza. Si comprende che il destino dell' Italia è legato a quello dei paesi dell' euro, e sopratutto ad una ripresa del processo di unificazione dell' Europa.
Un crollo di questo disegno politico avverrebbe non solo dentro una spirale di recessione economica, che tocca Usa e Cina, ma in uno scenario di guerra che vede coivolti almeno cinque paesi del mondo islamico: Egitto, Siria, Iran, Pakistan e Afghanistan. E tre di questi paesi rientrano in qualche modo nell' area del Mediterraneo.
Non a caso poi un arco vasto di forze politiche - dal Pdl al Pd a Vendola - malgrado critiche, riserve e mugugni, rimane in sostanziale attesa: si aspetta che passino questi mesi più duri e si chiarisca meglio l' orizzonte verso cui stiamo andando. Gli stessi sindacati criticano fortemente il governo, ma chiedono allo stesso tempo un tavolo di confronto, riconoscendone implicitamente la leggittimità di interlocutore e il ruolo di decisore. L' ovvia conseguenza logica è che nessuna ha una credibile proposta alternativa di politica economica in grado di aggregare consensi vasti.
Il doppio vincolo in cui tutti si sentono prigionieri è più o meno questo: i sacrifici e le modifiche degli stili di vita dovuti ai vincoli di bilancio internazionali sembrano inevitabili, ma allo stesso tempo c'è il forte timore che siano inutili e che l' aggravarsi della crisi richieda nuove manovre restrittive per cinque, sei anni e forse più.
Una prospettiva da incubo, in cui si inserirebbero con estrema facilità populismi di destra e ribellismi violenti, contribuendo ad aggravare la disgregazione sociale. Ci muoviamo ogni giorno in questo scenario oscuro, sperando che non precipiti. Mantenere la lucidità e lo sguardo critico sarà molto difficile.
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