" Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente, come perfettamente sono conosciuto. Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità" ( S. Paolo, 1° lettera ai Corinzi 13,1 )

domenica 9 agosto 2009

Che fine ha fatto la questione morale?

I dati della crisi politica italiana continuano a riprodursi secondo uno schema sconfortante: intrecci clientelari tra partiti ed imprenditoria, che toccano tutti e due gli schieramenti politici; inchieste della magistratura su giunte comunali e regionali di centro-sinistra; conflitti feroci tra giudici di diverse città, che si disputano i fascicoli sulla corruzione. È evidente che le origini di questa crisi sono lontane e non riguardano solo i livelli istituzionali, ma i rapporti tra l’economia e la società. È in gioco tutto il sistema di norme condivise, che regola la coesione sociale. Occorre un’analisi complessa, capace di andare al di là del profondo pessimismo diffuso nel dibattito pubblico.
In queste settimane, si ripropone un termine antico per caratterizzare questa fase della crisi italiana: all’origine dei mali del nostro paese vi sarebbe la «questione morale», di cui parlò per esempio Enrico Berlinguer all’inizio degli anni Ottanta. Quell’analisi individuava con lucidità alcuni elementi veritieri ed ancora attuali: l’occupazione da parte dei partiti delle istituzioni pubbliche (dai Ministeri al più piccolo comune), la confusione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, che già in quegli anni si manifestavano con tutta evidenza. A quella commistione l’analisi di Berlinguer contrapponeva due rimedi essenziali: la diversità comunista (etica prima che ideologica) e la necessità di un ricambio dentro un sistema politico bloccato.

La questione morale dagli anni 70 ad oggi


A quasi trent’anni di distanza, le condizioni politiche sono radicalmente cambiate rispetto a quei rimedi indicati. Alla funzione centrale dei partiti ideologici, come organismi di massa fortemente radicati, si sono sostituiti – a destra come a sinistra – partiti cosiddetti «leggeri», macchine elettorali, a conduzione fortemente personalistica.Un altro dato ha fatto giustizia da tempo di molte illusioni razionalizzatrici degli anni Novanta: il sistema elettorale maggioritario (o la sua versione nostrana) non ha ridotto il numero dei partiti, anzi li ha moltiplicati, in un gioco esasperato di ricatti e scavalcamenti tra corporazioni.
Ma un altro fenomeno ha avvelenato la vita italiana. Con le trasformazioni dell’economia, già dagli anni ottanta era evidente che il rapporto tra impresa economica e istituzioni pubbliche si stava rovesciando. Per gli imprenditori è divenuto mano a mano essenziale controllare i flussi della spesa pubblica per avere certezze nei propri obiettivi a breve termine: basti pensare a settori come l’urbanistica, le opere pubbliche o la nuova sanità convenzionata, oggi nell’occhio del ciclone dei provvedimenti giudiziari.

Economia ed etica


La globalizzazione e la competizione dei mercati hanno esteso a tutti i rami della vita economica il bisogno di condizionare la politica, di vincolarne le scadenze: si sono accentuate le caratteristiche di un «capitalismo delle baronie» (l’espressione è di Guido Rossi), fragile e privo di regole trasparenti. La funzione della politica professionale è divenuta sempre più quella della mediazione tra grandi potentati economici. Questo intreccio è stato aggravato, come è ormai evidente a tutti, dalle ideologie neoliberiste diffuse a piene mani sino a poco tempo fa: competizione sfrenata tra gruppi economici in crisi e corruzione diffusa ne sono state le conseguenze tragiche.
Molti di questi fenomeni sono analoghi a quelli manifestatisi nella crisi finanziaria americana, ma in Italia si sviluppano con virulenza ancora maggiore per la debolezza della nostra struttura produttiva: abbiamo una percentuale altissima di piccole e medie imprese, spesso fragili; un’amministrazione pubblica inefficiente e almeno quattro regioni del paese in mano alla criminalità organizzata.
In questo contesto, che sembra assicurare al governo attuale una lunga vita, il centro-sinistra paga il prezzo più alto, diviso com’è tra gli umori antipolitici di Antonio Di Pietro e l’incertezza di un Partito democratico, privo di una strategia credibile nel medio periodo.
Di fronte ad un futuro assai oscuro, un’esigenza va sottolineata. La moralità riguarda la coscienza dei singoli, il loro sistema di convinzioni. Per definire un ethos pubblico condiviso, che riporti alla normalità i rapporti tra politica ed economia, occorre che i partiti tornino a discutere su progetti di società, capaci di favorire la partecipazione disinteressata alla vita pubblica. Dobbiamo insomma ritrovare quella weberiana «etica della responsabilità» che oggi sembra scarseggiare in politica. Se non sarà così, molto presto ci sarà da temere per la nostra democrazia.
(Pubblicato in versione modificata nel numero di febbraio '09 di "Confronti")

mercoledì 1 luglio 2009

Un poeta in rete

Mio figlio Marco continua a scrivere poesie che tramite il suo blog girano in rete, lo aiutano a trovare interlocutori e piacciono molto. Su di me stanno provocando un effetto curioso. Non leggevo più poesie da almeno quindici anni e ho cominciato a sistemare testi di poeti sul mio tavolo con voracità nevrotica. Un giorno tutta questa storia dovro raccontarla, se ne avrò il tempo.
Qui leggete l' ultima, di pochi giorni fa.


LE COSE
di Marco Brancia



Le cose sono belle,
le cose sono rare
in questa giornata di primavera.
Sono tutto,
se le sai toccare.



Le altre, chi è incuriosito, può leggerle sul suo blog:
http://nonavevoleparole.blogspot.com/

Una bella iniziativa d' estate a Roma


La Villa Incantata
2° Edizione
Cinema, Teatro, Musica e Danza per un Incontro tra Culture e Linguaggi Aperti a Tutti



Attività per bambini: Parco Marguerite Duras
(Viale di Villa Massimo n°8)


Spettacoli serali: Cavea della Biblioteca Nazionale
(Via di Castro Pretorio n°105)
Municipio Roma III
5-11 Luglio 2009


La Compagnia di Teatro di Ricerca Yaaled che opera nel Municipio Roma III dal 1986, con il finanziamento dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, in collaborazione con la Compagnia Abraxa Teatro, organizzatrice di numerosi eventi spettacolari di rilevanza internazionale, promuoverà la seconda edizione di un’iniziativa che lo scorso anno è stata molto apprezzata per le caratteristiche culturali e spettacolari che la rendono un appuntamento estivo peculiare e aperto ad un pubblico di tutte le età.
La manifestazione vuole essere un incontro reale di culture e un confronto tra linguaggi espressivi e artistici differenti ( musica, teatro, danza), con il contributo di artisti italiani e internazionali riconosciuti per la loro bravura ed esperienza come il gruppo Milon Mela di Calcutta, Abraxa Teatro, il Silence Teatro di Rovere, il Teatro inStabile di Porchiano (compagnia composta da attori disabili), il gruppo Mambo 24, gli artisti che dedicheranno gli spettacoli ai bambini e la stessa compagnia organizzatrice.
Tutte le iniziative sono gratuite.

PROGRAMMA


5 Luglio Parco Margherita Duras


• Ore 18:00: “Ghirigoro. Il circo più piccolo del mondo”
Ciclo di spettacoli per bambini a cura dell’Associazione Endaxi
• Ore 18:30 “Petali di una Visione”
Spettacolo itinerante, musico-teatrale a cura della compagnia Abraxa Teatro
Cavea della Biblioteca Nazionale
• Ore 20:30: “Io sono una forza del passato. 2°Omaggio a Pasolini”
Spettacolo itinerante a cura di Yaaled Teatro
• Ore 22:00: Film “ Pasolini da Accattone a Il Decameron – Un viaggio all’interno delle tematiche cinematografiche di un grande regista”
Proiezione cinematografica di un montaggio di brani tratti dai film di Pier Paolo Pasolini e di situazioni di back stage a cura della Compagnia Yaaled


6 Luglio Parco Margherita Duras
• Dalle ore 16:30 alle ore 18:00: Laboratorio di teatro, musica e danza per bambini a cura di Abraxa Teatro
• Ore 18:30 : “Per Ridere Un Pò”.
Spettacolo per bambini a cura di Abraxa Teatro.
Cavea della Biblioteca Nazionale
• Ore 21:00 “Il Vento dell’Est”
Spettacolo di canti e musiche a cura di Yaaled Teatro


7 Luglio Parco Margherita Duras
• Dalle ore 16:30 alle ore 18:00: Laboratorio di teatro, musica e danza per bambini a cura di Abraxa Teatro
• Ore 18:00: “Ghirigoro. Il circo più piccolo del mondo”
Ciclo di spettacoli per bambini a cura dell’Associazione Endaxi
Cavea della Biblioteca Nazionale
• Ore 20:30: “Io sono una forza del passato. 2°Omaggio a Pasolini”
Spettacolo itinerante a cura di Yaaled Teatro


8 Luglio Parco Margherita Duras


• Dalle ore 16:30 alle ore 18:00: Laboratorio di teatro, musica e danza per bambini a cura di Abraxa Teatro
• Ore 18:30 “Le disavventure di Pulcinella”
Spettacolo di burattini a cura di Bruno Lomele
Cavea della Biblioteca Nazionale
• Ore 21:00: “Melodie Latine”
Concerto a cura di Mambo 24


9 Luglio Parco Margherita Duras


•Dalle ore 16:30 alle ore 18:00: Laboratorio di teatro, musica e danza per bambini a cura di Abraxa Teatro
• Ore 18:30 : “Per Ridere Un Pò”.
Spettacolo per bambini a cura di Abraxa Teatro.
Cavea della Biblioteca Nazionale
• Ore 21:00 “Vizi o Virtù”
Spettacolo a cura della compagnia Teatro inStabile di Porchiano (Amelia, Terni)


10 Luglio Parco Margherita Duras



• Dalle ore 16:30 alle ore 18:00: Laboratorio di teatro, musica e danza per bambini a cura di Abraxa Teatro
• Ore 18:30 “Le disavventure di Pulcinella”
Spettacolo di burattini a cura di Bruno Lomele
Cavea della Biblioteca Nazionale
• Ore 21:00 “Suggestioni Barocche”
Spettacolo itinerante a cura di Silence Teatro (Lovere, Bg)


11 Luglio Parco Margherita Duras
• Dalle ore 16:30 alle ore 18:00: Laboratorio di teatro, musica e danza per bambini a cura di Abraxa Teatro
Cavea della Biblioteca Nazionale
• Ore 18:30: “Petali di una Visione”
Spettacolo itinerante, musico-teatrale a cura della compagnia Abraxa Teatro
• Ore 21:00 : “Nogo Jagoron. Risvegli”
Spettacolo di teatro, danza e musica a cura del gruppo Milon Mela di Calcutta(India)

Tra crisi del welfare e bisogno di reddito: una nuova rivista

Ho almeno due o tre motivi di interesse intellettuale per una rivista come Loop, giunta da poco al suo secondo numero. Una è abbastanza banale, e lo ripeto da sempre, con monotonia, perchè non sembriamo rendercene conto abbastanza.
Ho lavorato per quasi trent’anni in due o tre riviste, ne conosco le passioni e i sogni. L’ industria dei contenuti sta mutando con una rapidità eccitante, i giornali sono messi in crisi dall’ informazione online e il libro cartaceo è soggetto agli assalti delle nuove tecnologie ( assalti respinti sino ad ora con successo).
La rivista resta ancora uno spazio libero di ricerca, in cui gruppi di intellettuali mettono in comune speranze e progetti: magari per pochi numeri, ma questo è un altro discorso più complesso.
Loop aspira ad un obiettivo ambizioso. Vuole rileggere le culture politiche della sinistra degli ultimi venti o trent’anni fuori dalle tradizionali categorie del Novecento, ormai al collasso: il comunismo di matrice terzinternazionalista, ma anche la socialdemocrazia nella pasticciata versione che ne abbiamo avuto in Italia.
Animata da uno spirito di innovazione, Loop ama il dibattito economico che gli economisti radicali anglosassoni hanno avviato intorno alla crisi del Welfare state e alle nuove forme del capitalismo cognitivo: si veda la bella sezione dedicata a questo tema con interventi di Mario Tronti e Andrea Fumagalli. Ma segnalerei anche l’ intervento introduttivo di Aldo Bonomi, che intreccia nella sua analisi della crisi attuale notazioni antropologiche e sociali.
Il collettivo redazionale è molto attento anche alle vicende dell’economia globale, a quelle zone del pianeta terra in cui sembrano manifestarsi istanze di liberazione dei poveri del sud del mondo: per esempio, in Ecuador e Bolivia (si veda in questo numero un bell’ intervento di Giuseppe De Marzo). Qui ovviamente le sintonie sono per me ancora maggiori: la sensibilità di tanti movimenti sociali, di laici e cristiani impegnati nel sociale, per le dinamiche di emancipazione in quelle zone del mondo è molto forte e diffusa.
Ho, come è naturale, qualche riserva verso alcune piste di ricerca portate avanti dalla rivista: le prime analisi, per esempio, sui movimenti del 1977, il bilancio sulle culture che lo hanno attraversato in forme dirompenti sono interessanti, ma meriterebbero ulteriori approfondimenti e precisazioni. Il problema della violenza nella crisi italiana di questi anni è un groviglio intricato e doloroso: districarlo richiederà molto tempo e tante intelligenze al lavoro.
Per ora, trovate ancora questo numero in edicola e in libreria. Vale la pena visitare anche il sito della rivista, ricco e colorato.

domenica 21 giugno 2009

Un' intervista a Eugenio Montale

Su You Tube si possono fare scoperte straordinarie quando si cerca con pazienza. E la memoria visiva ha una potenza evocativa che il tempo contribuisce ad aumentare. So che questa è una notazione da vecchi, ma del resto la memoria è l' unico strumento che si può lasciare ai giovani.
Questa intervista a Eugenio Montale restituisce non solo la personalità di un grande poeta, ma le atmosfere e gli umori di un paese in cui le minoranze intellettuali pensavano e discutevano..
E la voce di Montale così nasale e un po' snob, che bella!

Libri sulla crisi globale ( seconda parte)

Proprio il concetto di Occidente è uno dei fili conduttori del libro di Paolo Prodi, Lessico per un Italia civile (Diabasis, 2008, € 17,00), una raccolta di interventi articolata per voci tematiche: scuola, università, secolarizzazione, partiti, laicità, bioetica, esercito, guerra, globalizzazione, ecc. Alternando attualità e analisi di lunga durata, il libro raccoglie una serie di articoli pubblicati su riviste e quotidiani. Prodi individua con una linguaggio esemplare per chiarezza e rigore critico alcuni dei temi centrali della dibattito sulla crisi.
Il libro analizza temi della quotidianità che riguardano la discussione dentro il Partito Democratico, con l’ ottica partecipe di un cattolico, animato da un forte spirito riformatore: tra i brani più ispirati e commoventi del libro alcune pagine dedicate all’ opera di Giuseppe Dossetti, uno dei punti di riferimenti del lavoro di Prodi. Ma con il respiro dello storico, l’ autore vuole andare oltre le urgenze immediate e riflettere proprio sulla crisi delle società occidentali. Queste appaiono sottoposte a due pressioni contrapposte: gli effetti politici della globalizzazione, che distrugge il ruolo autonomo degli Stati- nazione e la contaminazione di altre culture e religioni, che muta e complica i riferimenti di valore dell’ Occidente, il suo immaginario.

Democrazia e mercato: una frattura insolubile?

Nel lungo colloquio introduttivo, che precede le voci del lessico, Prodi sottolinea tra l’ altro un dato importante: «..Con la crisi degli Stati nazionali ..è svanito il rapporto di equilibrio e di tensione tra la politica e il mercato che ha caratterizzato lo sviluppo del mercato occidentale; mentre si indebolisce la politica (intesa come Stato di diritto e democrazia), viene anche meno il nostro mercato […]: democrazia e mercato “simul stabunt simul cadent”» ( p. 50)
Prodi si sofferma a lungo su questo tema e lo mette in connessione con un altro che gli è caro, e di cui discute le implicazioni etiche di straordinaria attualità: la separazione tra la sfera del sacro e quella del potere, che si è andata delineando in Occidente a partite da una data precisa; la “rivoluzione gregoriana” del XI secolo.
Le sue analisi integrano l’ ispirazione del pensiero dossettiano con le tesi dello storico del diritto Harold Berman individuando la genesi faticosa del moderno concetto di laicità nella complessa e drammatica tensione tra sacro e potere, tra stato e chiesa.“.. Nessuna visione idilliaca dei tempi passati: le radici liberali dell’ Occidente affondano in queste tensioni, in queste controversie interminabili in cui il sacro ha sempre cercato di impadronirsi del potere politico/economico e viceversa” (p. 32).
Le norme del diritto positivo, che hanno definito i diversi ambiti di vita nella formazione dello Stato moderno, entrano in crisi oggi di fronte alle trasformazioni in atto. I nomi sono davanti a noi ogni giorno: manipolazioni genetiche, reati ambientali, strapotere dei “ nuovi grandi poteri economici” ( p. 32)
Qui Prodi segnala la necessità di adeguare la riflessione politica e la ricerca di nuove piattaforme programmatiche alla complessità enorme di questi problemi del tutto inediti. La sua ricerca sottolinea con forza un elemento che vale la pena di ricordare pensando alla passionalità con cui spesso discutiamo i contenuti di una legge.

L' Occidente rischia di scomparire

La difficoltà di decidere tra alternative complesse sta conducendo i grandi paesi industrializzati a una produzione legislativa continua: le norme giuridiche cercano di disciplinare, di penetrare in ogni ambito della vita umana, anche il più intimo e personale. Il corpo diviene, come abbiamo visto di recente, un elemento della polemica politica più lacerante, in cui si perde uno degli elementi cardine che lo sviluppo dell’ Occidente aveva garantito attraverso un percorso faticoso durato secoli: la distinzione tra il reato e il peccato.
Questa distinzione ha fondato la democrazia moderna e oggi è messa in discussione con conseguenze pesanti per una società civile che voglia “ respirare” (come dice Prodi con una bella metafora. Diventa quindi sempre più urgente ridefinire i confini tra etica e politica, tra la sfera delle norme giuridiche e quelle della vita.
Scrive Prodi,a questo proposito: «[l]a programmazione della vita e della morte, attraverso le manipolazioni genetiche o l’eutanasia, può rendere impossibile il “giudizio” sulle azioni dell’uomo o della sua responsabilità.Rischia di scomparire l’uomo occidentale come lo conosciamo adesso, responsabile delle sue azioni, delle scelte tra il bene e il male. In questo quadro, il discorso sulla laicità acquista valenze inedite, di fronte a “magistrature etiche”, sacralizzate dalla nuova scienza biologica, che possono arrogarsi il monopolio delle decisioni sulla vita e sulla morte. Da qui dobbiamo ripartire per ripensare una nuova laicità».
Nell' insieme, ne esce un libro appassionato ricco di stimoli e suggestioni sulla natura della crisi che stiamo attraversando, e che richiede una capacità della riflessione di andare oltre la miseria che la politica ufficiale ha offerto troppo spesso in questi ultimi mesi. Il libro di Prcdi , e il lavoro di una casa editrice coraggiosa,e di grande profilo culturale, come la Diabasis, testimoniano comunque che un ‘ Italia civile esiste.

(Versione ridotta di un ' articolo in uscita sul mensile "Confronti").